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SPAZIO CRITICO
IN COLLABORAZIONE COL GRUPPO LIGURE CRITICI CINEMATOGRAFICI
"Take Shelter", di Jeff Nichols
I LaForche sembrano una normalissima famiglia della provincia americana (siamo in Ohio) impegnata come milioni di altre a inventarsi una vita accettabile nel pieno dell'imperversare della crisi economica che sta attanagliando il mondo.
(di Furio Fossati)
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Sezione: Recensioni di Aldo Viganò
“Momenti di trascurabile felicità” di Daniele Luchetti
di Aldo Viganò.
La vita è fatta dagli errori che commettiamo e solo la morte pone fine alla possibilità di sbagliare (anche se gli errori diventano poi quelli degli altri): questa in sintesi è la morale
“Il colpevole – The Guilty” di Gustav Möller
di Aldo Viganò.
Non è certo la prima volta che il telefono ha un ruolo fondamentale nello svolgimento e nella soluzione di un thriller (basti ricordare “La vita corre sul filo” di Sydney Pollack) o che tutto un film sia interpretato fisicamente da un solo attore
“La casa di Jack” di Lars von Trier
di Aldo Viganò.
Presentato all’ultimo Festival di Cannes fuori concorso, perché il suo regista è considerato “persona non grata”, “La casa di Jack” è un film sgradevole e compiaciuto nella sua mancanza di valori etici. Un’opera in perfetto stile von Trier, cioè
“La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi
di Aldo Viganò.
Il primo merito del quarto lungometraggio a soggetto del quarantenne Claudio Giovannesi (già autore di “La casa sulle nuvole”, “Alì ha gli occhi azzurri” e “Fiore”) è quello di saper raccontare la propria storia di formazione criminale in modo diretto, senza cedere a tentazioni didascaliche
“Il corriere – The Mule” di Clint Eastwood
di Aldo Viganò.
Erano esattamente dieci anni, cioè da “Gran Torino” (2008), che Clint Eastwood non era più protagonista di un film da lui stesso diretto.
“Tramonto” di Laszlo Nemes
di Aldo Viganò.
Ci sono registi che sanno far vivere i personaggi dei loro film e raccontare le proprie storie attraverso l’uso di uno specifico stile personale e altri che, ostentando a priori una propria cifra stilistica
“Capri Revolution” di Mario Martone
di Aldo Viganò.
Spiritualismo e materialismo. Poesia e scienza. Pacifismo e guerra come igiene del mondo. Dopo il risorgimentale “Noi credevamo” e il leopardiano “Il giovane favoloso”, il regista Mario Martone prosegue la sua riflessione sulla nascita della modernità
“La donna elettrica” di Benedikt Erlingsson
di Aldo Viganò.
Arriva dal paese del freddo, caratterizzato però da una grande quantità di sorgenti termali riscaldate dai gayser, questo curioso film che ha come protagoniste due eccentriche sorelle gemelle (entrambe interpretate dalla brava Halldóra Geirhardosdóttir): una che insegna canto e pratica l’ecoterrorismo