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SPAZIO CRITICO
IN COLLABORAZIONE COL GRUPPO LIGURE CRITICI CINEMATOGRAFICI
"Take Shelter", di Jeff Nichols
I LaForche sembrano una normalissima famiglia della provincia americana (siamo in Ohio) impegnata come milioni di altre a inventarsi una vita accettabile nel pieno dell'imperversare della crisi economica che sta attanagliando il mondo.
(di Furio Fossati)
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Sezione: Recensioni di Aldo Viganò
“L’intrusa” di Leonardo Di Costanzo
di Aldo Viganò.
Autore a quasi sessant’anni del suo secondo lungometraggio, Leonardo Di Costanzo, nato a Ischia e abitante tra Napoli e Parigi, conferma, cinque anni dopo “L’intervallo”, il suo talento per la costruzione dello spazio cinematografico entro il quale i personaggi vanno a definirsi attraverso le proprie azioni.
“L’inganno” di Sofia Coppola
di Aldo Viganò.
Film dopo film (e con “L’inganno” sono già 6 i lungometraggi da lei diretti), la quarantaseienne Sofia Coppola dimostra di essere una regista che predilige la decorazione all’azione, le atmosfere ai personaggi, la rappresentazione dello spazio che imprigiona i protagonisti all’analisi dei loro comportamenti.
“Dunkirk” di Christopher Nolan
di Aldo Viganò.
L’eroismo di una fuga dopo la sconfitta. Con il suo solito stile sospeso tra il blockbuster e il cinema d’autore, l’inglese Christopher Nolan ha scritto e diretto un roboante film di guerra, ambientato tra terra e mare e cielo.
“Cane mangia cane” di Paul Schrader
di Aldo Viganò.
Puntualmente, ogni nuova regia firmata da Paul Schrader è una sorpresa. In virtù della sua meritata fama di sceneggiatore (da “Yakuza” a “Taxi Driver”, da “Toro scatenato” ad “Al di là della vita”) ci si aspetta sempre da lui film molto scritti e dialogati, mentre poi – soprattutto negli ultimi tempi (basti pensare a “The Canyons”) – ci si trova davanti a opere quasi sperimentali
“La civiltà perduta” di James Gray
di Aldo Viganò.
Mai fidarsi solo delle apparenze. Tratto pur liberamente dall’omonimo libro scritto nel 2005 da un giornalista del “The New Yorker”, partito come molti altri prima di lui alla ricerca dell’esploratore britannico Percy Harrison Fawcett (1867-1925?) scomparso con il figlio
“Lady Macbeth” di William Oldroyd
di Aldo Viganò.
Dapprima fu il romanzo pubblicato nel 1866 dal russo Nikolaj Leskov, poi venne l’opera lirica del 1934 di Dimitrij Šostakovič e quindi fu la volta, nel 1962, del film di Andrej Wajda, particolarmente apprezzato dalla critica francese, ma ancora inedito in Italia.
“Sieranevada” di Cristi Puiu
di Aldo Viganò.
Quasi tre ore in compagnia di una famiglia della media borghesia romena, riunita per la commemorazione, quaranta giorni dopo la sua morte, del padrone di casa. Nello spazio claustrofobico del piccolo appartamento cittadino si ritrovano in tanti:
“Cuori puri” di Roberto De Paolis
di Aldo Viganò.
Un piccolo film ambientato nella periferia romana e messo in scena senza grandi risorse economiche, ma anche un film non privo di una sua personale grazia e soprattutto capace di evitare la tentazione di proporsi come una storia esemplare, come sovente accade al cinema italiano, che pare essere endemicamente malato di didascalismo.