-
-
COME NASCE FILMDOC
Abbiamo documentato tutte le fasi di lavorazione: dall'impaginazione al ritocco di immagini, dalle correzioni delle bozze alla pubblicazione on line, dalla stampa al confezionamento.
Guarda il video
-
SCEGLI IL TUO ARGOMENTO DOC
- FILM IN LINGUA ORIGINALE
-
SPAZIO CRITICO
IN COLLABORAZIONE COL GRUPPO LIGURE CRITICI CINEMATOGRAFICI
"Take Shelter", di Jeff Nichols
I LaForche sembrano una normalissima famiglia della provincia americana (siamo in Ohio) impegnata come milioni di altre a inventarsi una vita accettabile nel pieno dell'imperversare della crisi economica che sta attanagliando il mondo.
(di Furio Fossati)
[ Leggi tutto ]
Sezione: Recensioni di Aldo Viganò
“Ready Player One” di Steven Spielberg
di Aldo Viganò.
Da una parte, c’è l’universo virtuale di OASIS cui si accede con un visore speciale inventato da James Donovan Halliday (Mark Rylance), il quale prima di morire ha scatenato una gigantesca caccia al tesoro con la promessa che chi avesse individuato le tre chiavi nascoste nel videogioco sarebbe diventato ricco e padrone assoluto
“Hostiles” di Scott Cooper
di Aldo Viganò.
C’era una volta il western. Cioè, un ricco e complesso sistema di codici linguistici, articolato soprattutto in due macro-categorie narrative: quella che raccontava un itinerario spazio-temporale e quella che concentrava la propria “fabula” in un luogo fisico (forte, villaggio, ranch, ecc.) da costruire o da difendere.
“Visages Villages” di Agnès Varda
di Aldo Viganò.
Alla vigilia dei suoi novant’anni, Agnès Varda dirige e interpreta un film delicato e leggero che è insieme un documentario sul lavoro dell’eccentrico “artista di strada” JR (al secolo Jean René), un omaggio al suo primo amore per la fotografia (ma anche per il cinema e l’arte in genere) e un’autobiografia contemporaneamente allegra e dolente.
“Quello che non so di lei” di Roman Polanski
di Aldo Viganò.
Si potrà anche dire che Polanski fa sempre lo stesso film, ma allora si dovrà aggiungere subito dopo che per fortuna continua a farlo. Perché l’ormai ottancinquenne regista polacco resta uno dei pochi registi odierni a saper raccontare con il cinema: cioè, a costruire delle storie e dei personaggi essenzialmente attraverso la forza visiva delle immagini e dei ritmi di montaggio
“Il filo nascosto” di Paul Thomas Anderson
di Aldo Viganò.
Confesso di essermi annoiato per più di due ore. Colpa mia? Forse. Ma in fin dei conti qualcosa di simile mi era già accaduto con “Magnolia” e “Il petroliere” o con gli altri film di Anderson che ho visto (e dimenticato). Perché? Prima di mettere nel “dimenticatoio” anche “Il filo nascosto”, provo a razionalizzare questo sentimento di noia
“La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro
di Aldo Viganò.
Al messicano Guillermo De Toro (classe 1964) piacciono le favole. Sopratutto quelle con i mostri. E ama raccontarle in modo realistico, quasi sempre mettendole in rapporto fantasiosamente con la Storia; anche se in “La forma dell’acqua” a far da sfondo alla favola dell’amore tra una donna e una bestia non sono più né la prediletta Guerra Civile spagnola
“Ore 15,17: attacco al treno” di Clint Eastwood
di Aldo Viganò.
L’ultimo film di Clint Eastwood nasce e si costruisce come un’opera sperimentale. Una scommessa. Innanzitutto con se stesso. Un sorprendente atto di gioventù da parte di un ottantottenne. Il risultato di una ricerca squisitamente estetica, prima che ideologica.
“The Post” di Steven Spielberg
di Aldo Viganò.
“The Post” s’inserisce con orgoglio nella tradizione civile del cinema hollywoodiano in gloria del giornalismo (da “L’ultima minaccia” di Richard Brooks a “Tutti gli uomini del presidente” di Alan Pakula), ma appartiene di diritto anche a quel filone della filmografia di Steven Spielberg che indaga sui passaggi fondamentali della Storia